Settimo al buio
La Commissione AEMUL del 22 gennaio, espressamente richiesta dalla Lista Civica Oltre, nasce da una mozione approvata all’unanimità dal Consiglio comunale, presentata dopo mesi di segnalazioni dei cittadini per continui disservizi dell’illuminazione pubblica. Strade al buio, parchi spenti, quartieri lasciati nell’oscurità per giorni. Un problema reale, quotidiano, vissuto da chi a Settimo ci abita, non da chi lo racconta con le slide.
L’obiettivo della Commissione era chiaro: fare luce – finalmente – sulle cause dei guasti, sui tempi di risoluzione e sulle responsabilità. Ma quello che è emerso è stato soprattutto un lungo elenco di spiegazioni tecniche, mentre le luci continuano a non funzionare.
Una Commissione convocata, ma senza cittadini
Già dall’inizio emerge una prima criticità politica: la Commissione non è stata adeguatamente comunicata alla cittadinanza. Nessuna informazione preventiva, nessuna possibilità per i cittadini di partecipare o seguire consapevolmente i lavori. Una contraddizione evidente, visto che uno dei punti della mozione parlava proprio di “confronto trasparente con i cittadini”.
Si promette un comunicato “a posteriori”, con il link alla registrazione. Ma la trasparenza non funziona a luci spente: andava garantita prima, non dopo.
Tanti guasti, tanti numeri… ma il risultato è sempre lo stesso: buio
Durante la Commissione, i referenti di Enel hanno presentato numeri importanti:
- oltre 200 segnalazioni di guasti nel 2025
- guasti “di pericolo” (pali abbattuti, cortocircuiti)
- guasti “urgenti” che coinvolgono intere zone
- decine di lampade bruciate
- quadri elettrici vandalizzati
- cavi rubati o danneggiati
Tutto vero, tutto documentato. Ma il punto politico è un altro:
👉 per i cittadini il risultato non cambia.
Le strade restano al buio. I parchi restano al buio. Le luminarie pubbliche continuano a non funzionare.
La spiegazione c’è sempre, la soluzione quasi mai
Ogni problema ha una spiegazione tecnica:
- linee “vetuste” vecchie di 40 anni
- impianti senza cavidotti
- dispersioni causate da umidità, pioggia, lavori della fibra
- quadri nuovi più “sensibili” che scattano prima
- atti vandalici in aumento
- materiali non subito disponibili
- magazzini non dedicati
- oltre 300 tipologie diverse di lampade
Tutto comprensibile. Ma dopo anni di gestione, queste non possono più essere scuse.
Se l’80% delle linee è ancora vecchio, lo si sapeva.
Se i quadri vengono vandalizzati sempre negli stessi punti, lo si sapeva.
Se le riparazioni sono solo “provvisorie”, lo si sapeva.
Eppure il problema si ripresenta identico, mese dopo mese.
Luminarie pubbliche: un’emergenza normalizzata
Uno degli aspetti più gravi emersi è che il malfunzionamento dell’illuminazione è ormai considerato “normale”.
Si accettano giorni interi di buio come se fossero inevitabili.
Si accetta che una via sia illuminata “un palo sì e uno no”.
Si accetta che le luci restino accese di giorno e spente di notte “per fare le prove”.
Ma tutto questo ha un impatto diretto sulla sicurezza, sulla percezione di degrado, sulla qualità della vita.
Non è solo un problema tecnico.
È un problema politico.
Chi paga e chi decide?
Altro nodo irrisolto: le responsabilità.
- Gli impianti sono del Comune
- La gestione è affidata a Enel
- I vandalismi costano decine di migliaia di euro
- Le assicurazioni aumentano
- I cittadini pagano comunque, in bolletta e in tasse
Ma chi decide le priorità?
Chi sceglie quali linee rifare e quali no?
Chi stabilisce che un quartiere può restare al buio “ancora qualche giorno”?
Su questo, dalla Commissione, non arrivano risposte chiare.
Serve un cambio di passo, non altre giustificazioni
Come opposizione lo diciamo chiaramente:
non basta più spiegare perché le luci non funzionano.
Serve dire quando funzioneranno e come si intende evitare che il problema si ripeta.
Servono:
- priorità chiare sugli interventi
- protezione reale dei quadri più colpiti
- comunicazione trasparente e preventiva
- tempi certi di ripristino
- assunzione di responsabilità politica
Perché una città che resta al buio, mentre chi governa resta al riparo delle spiegazioni tecniche, non è una città ben amministrata.
E finché le luminarie pubbliche continueranno a non funzionare, questo resterà un fallimento sotto gli occhi di tutti.

Concordo su quanto sopra riportato.
Io come cittadino negli anni precedenti il Covid ho piu’ volte segnalto lampioni spenti nella zona dove abito a Enel-Sole ma all’epoca la maggioranzabdei lampioni riportavamo il.numero di identificazione! Ultimamente ho tentato di ripetere l’operazione ms e’ impossibile … i lampioni al 90% non sono identificabili, ho segjalato il problema a fine Ottobre in Comune.
Mi ja risposto il Sig. SINDACO ringraziandomi e dicendo cheberanin previsione a breve un incontro col Gestore … mana tutt’oggi la situazione non e’ cambiata … pali indecifrabili e luci spente in molti casi.
La ringraziamo per la segnalazione, che purtroppo conferma una criticità che conosciamo bene.
Durante la Commissione AEMUL del 22 gennaio abbiamo esplicitamente evidenziato al Sindaco e al gestore del servizio come una parte significativa dei pali dell’illuminazione pubblica sia priva di targhetta identificativa, rendendo di fatto difficile – se non impossibile – per i cittadini effettuare segnalazioni puntuali ed efficaci.
Sia l’Amministrazione sia il gestore hanno dichiarato di aver preso in carico il problema e di voler intervenire per ripristinare l’identificazione dei punti luce.
Come opposizione vigileremo affinché agli impegni presi seguano fatti concreti e tempi certi, perché senza pali identificabili non può esistere un servizio efficiente né una reale collaborazione con i cittadini.
Continueremo a tenere alta l’attenzione su questo tema e a dare voce alle segnalazioni che ci arrivano dal territorio.
Non voglio entrare in merito riguardo a fatiscente rete di distribuzione, ma una domanda vorrei porre; vi siete mai chiesti se vi è relazione tra i data Center e l’inizio dei problemi? I Data Center sono quanto di più energivoro esistente e da quando sono stati attivati e attiveranno quelli in costruzione la Ns centrale elettrica sarà in grande affanno.A ora non mi sembra siano mai entrati in funzione i gruppi di continuità dei data Center. Speriamo che gli oneri incassato almeno in parte vengano utilizzati per sistemare la rete urbana.
Che grande affare aver distrutto un area fantastica per piazzare ecomostri altamente energivori con riscontro di posti di lavoro pari a zero sul ns territorio