Durante l’ultimo Consiglio Comunale, la maggioranza che governa Settimo Milanese ha approvato il Documento Unico di Programmazione 2027-2029, lo strumento attraverso il quale un’amministrazione mette nero su bianco obiettivi, priorità e azioni che intende portare avanti nel prossimo triennio.
Siamo, di fatto, arrivati al giro di boa del mandato amministrativo. Ed è proprio per questo che, leggendo un documento che dovrebbe indicare con chiarezza la direzione che la città vuole prendere nei prossimi anni, ci saremmo aspettati di trovare qualche risposta in più ai problemi che i cittadini incontrano quotidianamente.
Non perché un DUP possa magicamente risolvere ogni problema, ma perché programmare significa soprattutto indicare una direzione, stabilire delle priorità e assumersi la responsabilità delle scelte.
E su alcuni dei temi più importanti per Settimo questa direzione, a nostro avviso, appare ancora poco definita.
TRAFFICO E VIABILITÀ: I VINCOLI NON POSSONO DIVENTARE UNA RISPOSTA
Il traffico e la viabilità continuano a rappresentare uno dei problemi più evidenti del nostro territorio.
La risposta che ci viene spesso data è legata ai vincoli del Parco Agricolo Sud Milano e alla difficoltà di realizzare nuove infrastrutture stradali.
I vincoli esistono e vanno certamente rispettati. Ma proprio qui dovrebbe entrare in gioco la capacità di un’amministrazione: cercare soluzioni alternative, studiare percorsi, coinvolgere gli enti sovracomunali e costruire progetti capaci di superare, dove possibile, gli ostacoli esistenti.
Del resto, la pianificazione territoriale sovracomunale ha storicamente individuato anche ipotesi infrastrutturali e di trasporto pubblico che interessano il territorio di Settimo. Il problema, quindi, non dovrebbe essere soltanto quello di elencare ciò che non si può fare, ma capire che cosa si può fare e come arrivarci.
ILLUMINAZIONE PUBBLICA: SE LA RETE È VECCHIA, QUANDO LA CAMBIAMO?
Un ragionamento analogo vale per l’illuminazione pubblica.
Se la rete è vecchia e presenta criticità strutturali, è evidente che non si possa pensare di risolvere tutto dall’oggi al domani.
Ma proprio per questo servirebbe una programmazione pluriennale.
Se la diagnosi è che la rete deve essere progressivamente sostituita, ci aspetteremmo di trovare nel principale documento di programmazione dell’ente un piano di interventi, una priorità, delle risorse e una tempistica.
Perché il problema non è soltanto riconoscere che una rete è vecchia.
Il problema è decidere quando iniziare a cambiarla.
METROPOLITANA: IL CAPOLINEA NON È UNA CONDANNA
Anche sul tema del trasporto pubblico e del possibile prolungamento della metropolitana continuiamo a registrare una posizione che ci lascia perplessi.
Da una parte viene evidenziata l’assenza di finanziamenti; dall’altra l’idea di Settimo come possibile capolinea non sembra essere considerata una prospettiva particolarmente attrattiva.
Ma quante infrastrutture di trasporto sono nate come capolinea e sono state successivamente prolungate?
Essere un capolinea, eventualmente, potrebbe essere un punto di partenza, non necessariamente il punto di arrivo.
E soprattutto, quando un’opera di queste dimensioni dipende necessariamente da Regione, Città Metropolitana, Governo, ATM e Comuni confinanti, la domanda dovrebbe essere un’altra:
quanto siamo stati capaci di fare rete?
Quanto abbiamo lavorato insieme ai Comuni vicini? Quante proposte condivise sono state portate ai tavoli sovracomunali? Quale peso politico abbiamo cercato di costruire?
Perché se oggi non ci sono finanziamenti, questo non significa necessariamente che non si possa lavorare affinché domani ci siano.
E NELL’ATTESA, IL TRASPORTO PUBBLICO?
C’è poi una questione molto più immediata.
Se il prolungamento della metropolitana viene considerato difficilmente realizzabile nel breve periodo, allora sarebbe ancora più importante rafforzare il trasporto pubblico su gomma.
E invece, nel quadro della programmazione che abbiamo esaminato, non vediamo una strategia particolarmente incisiva su questo fronte.
È una contraddizione che meriterebbe almeno una risposta.
Se una soluzione richiede molti anni, nel frattempo cosa facciamo?
Aspettiamo?
Oppure costruiamo una politica dei trasporti che migliori concretamente la vita dei cittadini già nei prossimi anni?
PROGRAMMARE SIGNIFICA ANCHE MANTENERE LA PAROLA
C’è poi un altro aspetto che ci preoccupa: la distanza che talvolta si crea tra ciò che viene scritto nei documenti di programmazione e ciò che successivamente viene effettivamente deciso.
L’esempio più significativo, per noi, è quello delle quote di Nuovenergie.
Nel corso degli anni sono stati approvati atti e documenti di programmazione che prevedevano la vendita delle quote, anche nell’ambito degli obblighi di razionalizzazione delle partecipazioni pubbliche.
Non è la prima volta che il Comune di Settimo interviene sulle proprie partecipazioni: già in passato una parte delle quote di Nuovenergie era stata ceduta e il ricavato destinato al finanziamento di opere pubbliche.
Successivamente, però, la scelta sulla vendita delle quote è stata rimessa in discussione.
Il Sindaco ha sostenuto che “la legge si presta ad interpretazioni”.
Può essere. Ma quando un’interpretazione produce conseguenze economiche così rilevanti, riteniamo che il tema meriti la massima trasparenza.
Secondo i dati e le valutazioni da noi evidenziati in Consiglio Comunale, la vicenda avrebbe comportato per Settimo 350.000 euro di sanzioni e, soprattutto, la rinuncia a un possibile introito di circa 10 milioni di euro derivante dalla vendita delle quote.
Numeri che, se confermati, non possono essere considerati marginali.
Non è soltanto una questione contabile. È una questione di metodo: quando un’amministrazione inserisce una scelta nei propri strumenti di programmazione, quanto è vincolante quella scelta sul piano politico?
Perché programmare senza poi mantenere una direzione chiara rischia di trasformare il DUP in un semplice elenco di intenzioni.
IL PRINCIPIO DI ROTAZIONE E I “SOLITI NOTI”
Un’altra questione che abbiamo sollevato riguarda il principio di rotazione previsto dal Codice dei Contratti Pubblici.
Non sosteniamo che la presenza ricorrente degli stessi soggetti costituisca, di per sé, un’irregolarità.
Riteniamo però legittimo chiedere che venga spiegato con chiarezza come viene concretamente applicato il principio di rotazione, soprattutto quando, osservando progettazioni, gestioni e servizi, si incontrano frequentemente gli stessi operatori.
La trasparenza, in questi casi, non dovrebbe essere percepita come una contestazione.
Dovrebbe essere una garanzia per tutti.
CO-PROGETTAZIONE: APRIRE LE PORTE A IDEE NUOVE
Nel DUP vengono richiamati diversi percorsi di co-progettazione e partecipazione.
È un’impostazione che, in linea di principio, condividiamo.
Ma la partecipazione ha senso se riesce realmente ad allargare il perimetro dei soggetti coinvolti.
Settimo Milanese dispone di associazioni, cooperative, professionisti, realtà sociali e competenze diverse. Per questo riteniamo importante che i prossimi percorsi siano realmente aperti e capaci di coinvolgere professionalità ed energie nuove, senza che la collaborazione con l’amministrazione finisca per concentrarsi sempre sugli stessi interlocutori.
Anche qui non si tratta di accusare qualcuno.
Si tratta di chiedere una cosa molto semplice: più concorrenza tra le idee, più opportunità per chi propone soluzioni, più possibilità di sperimentare strade diverse.
IL CORAGGIO DI PROGRAMMARE
Alla fine, il punto è proprio questo.
Amministrare una città significa certamente confrontarsi con vincoli, difficoltà economiche, normative, competenze che appartengono ad altri enti e problemi che non possono essere risolti in pochi mesi.
Ma un’amministrazione non viene scelta dai cittadini per spiegare soltanto perché un problema è difficile.
Viene scelta anche per provare a risolverlo.
E quando una strada è realmente impraticabile, dovrebbe essere altrettanto chiaro quale sia l’alternativa.
Per questo avremmo voluto trovare nel DUP 2027-2029 una maggiore capacità di indicare obiettivi concreti, tempi, priorità e responsabilità sui grandi temi che riguardano Settimo: viabilità, trasporto pubblico, illuminazione, sicurezza e sviluppo del territorio.
Non chiediamo miracoli.
Chiediamo programmazione.
Perché tra dire “non si può fare” e dire “non si può fare in questo modo, quindi proviamo quest’altro” c’è una differenza enorme.
È la differenza tra amministrare un problema e provare davvero a risolverlo.
E forse è proprio questo, oggi, il coraggio che chiediamo a chi governa Settimo Milanese: il coraggio di programmare, scegliere e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
Gente di Settimo
La voce dei cittadini all’interno delle istituzioni.
