«INSIEME DOBBIAMO». COSA? E A CHI?
Lo scempio ambientale dell’area di Castelletto è sotto gli occhi di tutti. Ma per chi vive a Settimo Milanese da sempre, per chi ha conosciuto quel territorio prima della sua trasformazione, il danno è ancora più evidente. Non si tratta soltanto di ciò che si vede oggi: si tratta di ciò che è andato perduto, di un patrimonio naturalistico e ambientale che non potrà essere ricostruito semplicemente piantando qualche albero.
Ora, però, c’è un’altra partita, altrettanto importante, che si sta giocando lontano dai riflettori: quella delle compensazioni ambientali. Perché una cosa è promettere interventi sulla carta, un’altra è realizzarli correttamente, garantirne la sopravvivenza e verificare, negli anni, che producano davvero benefici per il territorio.
Ed è proprio qui che nascono le nostre preoccupazioni.
La domanda è semplice: la nostra amministrazione è davvero attrezzata per governare questa complessità, oppure rischiamo di accontentarci di interventi che servono più a giustificare quanto è stato realizzato che a compensarne realmente gli effetti?
IL CONSIGLIO COMUNALE E LE DECISIONI SU CASTELLETTO
Nel Consiglio comunale di martedì 27 ottobre sono stati affrontati due provvedimenti che riguardano direttamente l’area di Castelletto.
Il primo riguarda l’acquisizione delle aree interessate dagli interventi di compensazione ambientale sui fontanili Testiole e Roverbella. Il secondo riguarda l’accettazione di una servitù di passaggio che consentirà a Data4 di realizzare un elettrodotto in alta tensione, necessario a collegare la propria sottostazione alla futura stazione elettrica di trasformazione di Terna. Nell’ambito dell’operazione è prevista anche l’acquisizione di un’area oggi identificabile con il campo da cricket.
Sono decisioni che incidono sul futuro del nostro territorio e che, proprio per questo, avrebbero richiesto la massima chiarezza, una valutazione rigorosa degli interessi pubblici in gioco e garanzie precise.
Non basta dire che si tratta di compensazioni o che, in cambio, il Comune acquisirà nuove aree. Bisogna capire che cosa stiamo realmente ottenendo, a quali condizioni e con quali conseguenze nel tempo.
E soprattutto bisogna chiedersi se le scelte compiute siano davvero le migliori possibili per la comunità.
FONTANILE ROVERBELLA: COMPENSAZIONE AMBIENTALE O SEMPLICE OPERAZIONE DI FACCIATA?
Partiamo dal fontanile Roverbella.
Da decenni, secondo le informazioni disponibili, questo corso d’acqua ha perso le caratteristiche originarie di fontanile attivo. Non presenta più una risorgiva funzionante da circa quarant’anni ed è ormai utilizzato prevalentemente come canale per il deflusso delle acque a servizio dell’attività agricola.
In questo contesto, la realizzazione di una fascia alberata lungo il suo tracciato può certamente contribuire a migliorare il paesaggio e, se progettata e gestita correttamente, offrire alcuni benefici ecologici. Ma può davvero essere considerata una compensazione adeguata rispetto alle trasformazioni prodotte dai data center di Castelletto?
Piantare alberi lungo un canale non significa automaticamente ricostituire l’ecosistema di un fontanile.
Un intervento di questo tipo può avere una funzione di mitigazione paesaggistica, creare corridoi verdi e favorire alcune forme di biodiversità. Tuttavia, non ripristina da solo la funzionalità idrologica di una risorgiva e non elimina le trasformazioni del territorio né gli impatti ambientali connessi a insediamenti di queste dimensioni.
Allora la domanda è inevitabile: con quali criteri sono stati individuati questi interventi? Sono davvero le soluzioni ecologicamente più efficaci tra quelle disponibili, oppure sono quelle più semplici da realizzare e più facilmente accettabili dall’operatore?
Non stiamo sostenendo che gli interventi previsti siano inutili a prescindere. Stiamo chiedendo qualcosa di molto più concreto: che il loro valore ambientale venga dimostrato, confrontato con le alternative e valutato sulla base di risultati misurabili.
Perché la compensazione non può diventare una parola magica, capace di rendere accettabile qualsiasi trasformazione del territorio.
PIANTARE ALBERI È FACILE. FARLI SOPRAVVIVERE È UN’ALTRA STORIA.
C’è poi una questione che troppo spesso viene sottovalutata: la manutenzione.
Realizzare una fascia boscata non significa semplicemente mettere a dimora delle piante e considerare concluso il lavoro. Significa predisporre un progetto forestale adeguato, scegliere le specie corrette, preparare il terreno, garantire l’irrigazione quando necessaria, contrastare le infestanti e verificare periodicamente lo sviluppo della vegetazione.
Soprattutto nei primi anni, le giovani piante sono vulnerabili alla siccità, alle temperature elevate e alla mancanza di cure. Se una parte significativa degli alberi muore e non viene sostituita, l’intervento rischia di perdere proprio quella funzione ambientale per la quale era stato previsto.
Che valore ha una compensazione se, dopo qualche estate, le piante sono secche e la fascia verde esiste soltanto nei documenti?
Per questo non basta conoscere il progetto iniziale. Occorre sapere chi sarà responsabile della manutenzione, per quanto tempo, con quali risorse e secondo quali standard. Servono controlli periodici, indicatori verificabili e obblighi di sostituzione delle piante che non attecchiscono.
E serve soprattutto un Comune capace di verificare che gli impegni vengano rispettati, intervenendo quando necessario.
La domanda, quindi, è sempre la stessa: chi controllerà davvero e con quali strumenti?
FORESTAZIONE NON SIGNIFICA GIARDINAGGIO
Un altro aspetto merita attenzione: le competenze di chi realizzerà gli interventi.
La gestione di un’area destinata a sviluppare un ecosistema forestale non coincide con la manutenzione ordinaria del verde ornamentale. Sono attività che possono richiedere competenze, tecniche e obiettivi differenti.
Un progetto di forestazione deve considerare la scelta delle specie, la loro provenienza, le caratteristiche del terreno, le distanze d’impianto, la successione vegetazionale e le condizioni necessarie a favorire la biodiversità. Non basta ottenere un risultato gradevole alla vista: bisogna costruire le condizioni perché l’area verde possa svilupparsi e mantenersi nel tempo.
Per questo chiediamo all’amministrazione di chiarire quali requisiti tecnici siano stati previsti per le imprese incaricate e quali garanzie siano state richieste.
È stato imposto il ricorso a operatori con qualifiche ed esperienza specifiche nel settore forestale? Sono stati verificati i requisiti professionali e le competenze necessarie per realizzare gli interventi?
Non si tratta di una questione burocratica. Si tratta di capire se gli interventi saranno progettati e realizzati per costruire un sistema ecologico funzionale oppure se rischieranno di ridursi a una semplice schermatura verde.
Anche su questo punto, vogliamo risposte documentate, non rassicurazioni generiche.
COMPENSAZIONI SULLA CARTA E RISULTATI SUL TERRITORIO
Il problema di fondo è proprio questo: tra gli impegni dichiarati e i risultati ambientali effettivi può esserci una distanza enorme.
Le compensazioni e le mitigazioni possono essere strumenti utili, ma la loro efficacia dipende dalla qualità dei progetti, dalla scelta delle aree, dalle modalità di realizzazione, dalla manutenzione e dalla capacità di verificarne i risultati.
Non tutte le compensazioni sono equivalenti. Non tutti gli interventi producono gli stessi benefici. E non è sufficiente mettere a bilancio un certo numero di alberi per dimostrare che un danno ambientale sia stato adeguatamente compensato.
Il Comune dovrebbe essere il soggetto che tutela l’interesse collettivo, valuta le alternative, pretende garanzie e controlla che ogni impegno venga rispettato.
Non può limitarsi a fare da tramite tra gli interessi dell’operatore e le aspettative dei cittadini.
È qui che si misura la capacità di governo del territorio: non nella quantità di opere annunciate, ma nella qualità delle scelte e nella possibilità di verificarne gli effetti.
E, dopo quanto è accaduto a Castelletto, riteniamo che i cittadini abbiano tutto il diritto di pretendere il massimo rigore.
L’ELETTRODOTTO, LA SERVITÙ E L’AREA ACQUISITA: QUALI GARANZIE PER IL COMUNE?
Le nostre perplessità non riguardano soltanto le compensazioni ambientali.
L’accettazione della servitù di passaggio per la realizzazione dell’elettrodotto in alta tensione destinato a collegare la sottostazione di Data4 alla futura stazione elettrica di Terna è un altro passaggio delicato.
In cambio, il Comune acquisirà un’area oggi utilizzata come campo da cricket. Si tratta certamente di un elemento da valutare, ma l’acquisizione di un’area non basta, da sola, a dimostrare che l’operazione sia conveniente per la collettività.
Occorre esaminare le condizioni complessive dell’accordo.
Quali vincoli comporterà la servitù? Quali modalità di accesso all’area saranno consentite? Chi dovrà ripristinare i luoghi al termine dei lavori? Quali responsabilità sono previste in caso di danni? Quali facoltà conserverà il Comune e quali limitazioni accetterà?
E ancora: qual è il valore dei diritti concessi? Quali effetti potranno produrre nel tempo sulla disponibilità e sull’effettivo utilizzo delle aree interessate?
Sono domande tutt’altro che secondarie.
È vero che, in presenza di una richiesta di dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, il quadro decisionale può essere più complesso. Ma proprio per questo diventa fondamentale capire quali margini di negoziazione avesse l’amministrazione e se siano state perseguite tutte le condizioni utili a tutelare l’interesse pubblico.
Non sosteniamo che il Comune avrebbe necessariamente potuto impedire la realizzazione dell’elettrodotto. Sosteniamo che avrebbe dovuto dimostrare, con documenti e valutazioni puntuali, di aver fatto tutto il possibile per ottenere le migliori condizioni per la comunità.
L’interesse pubblico non si presume: si dimostra.
Deve emergere da atti chiari, verifiche tecniche, valutazioni economiche e garanzie giuridiche adeguate. I cittadini devono poter comprendere quali vantaggi vengano acquisiti, quali diritti vengano concessi e quali conseguenze possano derivarne.
È questo il livello di trasparenza che ci aspettiamo.
«INSIEME DOBBIAMO». SÌ, MA PER FARE COSA?
C’è un ultimo elemento che merita una riflessione politica.
Nel post pubblicato il 22 novembre 2023, in occasione dell’evento IDA Forward dedicato anche al settore dei data center e all’inaugurazione del campus Microsoft MI02 a Settala, l’allora sindaca, oggi vicesindaca, Sara Santagostino scriveva che Settimo Milanese, insieme al comparto di Castelletto, ospita il campus di data center più esteso della Lombardia.
Rivendicava inoltre il lavoro svolto sul tema fin dalla fine del 2014 e concludeva con un messaggio rivolto alla comunità: «Insieme si può». E ancora: «Oggi a tutti noi qui presenti dico “insieme dobbiamo”».
Ma insieme dobbiamo fare che cosa? E soprattutto, nell’interesse di chi?
La collaborazione tra istituzioni, imprese e comunità può essere positiva. Nessuno mette in discussione il valore del dialogo. Ma la collaborazione non può trasformarsi in una disponibilità preventiva ad assecondare le esigenze degli operatori, né può sostituire il dovere delle istituzioni di esercitare un controllo rigoroso e indipendente.
Il Comune non deve dimostrare di saper collaborare con chi investe sul territorio. Deve dimostrare di saperlo fare senza sacrificare l’interesse dei cittadini, l’ambiente e il futuro della comunità.
Dopo le trasformazioni di Castelletto, non bastano più le dichiarazioni di principio. Servono risultati verificabili, documenti accessibili, controlli effettivi e responsabilità precise.
La nostra impressione, invece, è che su tutta questa vicenda siano mancate, e continuino a mancare, la trasparenza e la chiarezza che i cittadini avrebbero il diritto di pretendere. E che l’amministrazione abbia mostrato un atteggiamento troppo passivo di fronte a decisioni capaci di incidere profondamente sul territorio.
Non sappiamo se, in ogni singolo passaggio, esistessero alternative migliori. Ma sappiamo che proprio questo avrebbe dovuto essere dimostrato: quali alternative siano state considerate, quali siano state scartate e per quali ragioni le soluzioni adottate siano state ritenute le più vantaggiose per Settimo Milanese.
Noi non chiediamo slogan. Chiediamo atti, garanzie e controlli.
Perché il territorio non è di chi lo trasforma, ma di tutta la comunità. E la sua tutela non può esaurirsi in qualche intervento di mitigazione o in una compensazione formalmente completata.
Il danno ambientale di Castelletto non si cancella con una fascia alberata. La fiducia dei cittadini non si ricostruisce con le dichiarazioni. E la buona amministrazione non si misura dalla capacità di accompagnare un investimento, ma da quella di governarlo, pretendendo il massimo rispetto per l’interesse pubblico.
Se davvero «insieme dobbiamo», allora dobbiamo pretendere trasparenza, controlli e responsabilità. Prima che sia troppo tardi.
